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Pericolosità sismica e sicurezza pubblica

Dopo ogni evento sismico importante in ambito scientifico si discute spesso se i modelli di pericolosità sismica siano adeguati soprattutto quando, come in Italia, da questi derivano le norme per le costruzioni in zona sismica. La discussione in ambito internazionale si concentra sulla validità dei modelli probabilistici rispetto a quelli deterministici.

Anche dopo il terremoto dell’Emilia del 2012  è stato proposto di modificare la modalità con cui si definiscono le regole costruttive antisismiche basate sulla mappa di pericolosita’ che fornisce i valori di accelerazione attesa con una probabilità di superamento del 10% in 50 anni.

In sintesi, è stato proposto di stabilire delle regole costruttive per difenderci dal cosiddetto massimo terremoto atteso o in inglese Maximum Credible Earthquake.

Questo concetto, all’apparenza molto ragionevole, nasconde insidie insormontabili.

Oltre alla difficoltà intrinseca nel definire quale possa essere il terremoto massimo che ci si può attendere in una determinata area, in un recente articolo apparso sulla rivista EOS dell’American Geopysical Union (vol. 94, n.27 del 2 luglio 2013), Warner Marzocchi spiega come tale scelta possa portare ad una riduzione dei rischi irrazionale e risulti quindi criticabile e non sostenibile. Inoltre, perseguire la difesa dal massimo evento atteso assegnerebbe ai sismologi dei compiti che non sono nelle loro competenze.
Nello stesso articolo, WM mostra come critiche analoghe possano essere associate ad ogni tipo di pericolo naturale, come ad esempio quello vulcanico, dove alcuni scienziati hanno proposto di pianificare le azioni di riduzione del rischio in base al concetto di massima eruzione attesa.

Una copia dell’articolo può essere scaricata qui: Seismic Hazard and Public safety

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