Quanti terremoti seguiranno l’evento M7.8 del Nepal?

Il 25 aprile un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il Nepal causando danni ingenti ancora in fase di valutazione. Il terremoto non è una sorpresa perché avvenuto in una delle zone della Terra a più alta pericolosità sismica.

La torre Dharahara, nel centro di Katmandu, prima e dopo il terremoto (immagine tratta da www.huffingtonpost.com)

La torre Dharahara, nel centro di Katmandu, prima e dopo il terremoto (immagine tratta da http://www.huffingtonpost.com)

Subito dopo il terremoto si sono registrati molteplici terremoti che vengono chiamati spesso repliche o scosse di assestamento. In realtà questi eventi sono anch’essi terremoti e a volte possono essere anche di energia comparabile o superiore alla scossa principale. Questo incremento di sismicità a seguito di un terremoto significativo come quello del Nepal comporta un aumento della pericolosità sismica per un periodo che può durare anni.

Infatti, i terremoti non avvengono in maniera totalmente casuale, ma tendono a raggrupparsi nello spazio e nel tempo. Questa caratteristica si chiama cluster sismico. I modelli quantitativi che descrivono i cluster sismici si basano sul fatto che ogni terremoto può generare altri terremoti seguendo regole predeterminate; tale capacità è funzione della magnitudo del terremoto e decade rapidamente nello spazio e nel tempo con leggi di potenza. Per esempio, dopo un terremoto come quello del Nepal si è certi che nei giorni a seguire ci saranno altri eventi sismici percepiti dalla popolazione.

Tali modelli possono essere usati per stimare quanti terremoti possono avvenire nel futuro e con che magnitudo. In particolare, applicando uno di questi modelli [1] alla sismicità del Nepal si stima che possano avvenire in media circa 8 terremoti di magnitudo superiore a 5 nel periodo 26 aprile (00:00 UTC) – 26 maggio (23:59 UTC). Considerando le incertezze in gioco e la variabilità naturale del processo il numero potrebbe variare da 2 a 23. Parte delle incertezze sono anche dovute alla mancanza di una rete sismica di alta qualità, come per esempio quella gestita dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) nel territorio italiano, che consenta di avere un catalogo completo anche per basse magnitudo.

Sempre gli stessi modelli forniscono una probabilità intorno al 5% che una di tali scosse possa avere una magnitudo confrontabile o anche superiore a quella del terremoto del 25 aprile. In generale, se una delle scosse attese fosse di magnitudo 7 o superiore, le stime del modello dovrebbero essere aggiornate includendo questa nuova informazione.

Analoghe elaborazioni sono apparse sui mezzi di comunicazione mondiali, realizzate anche dai colleghi di USGS e basate sui modelli calibrati sui dati della California. Questi modelli propongono un numero di scosse attese differente, probabilmente perché il contesto tettonico del Nepal è completamente diverso dalla California e quindi il modello potrebbe non essere applicabile direttamente. Inoltre, l’intervallo considerato dall’USGS comprende anche il 25 aprile in cui sono avvenuti molti terremoti di magnitudo superiore a 5; questi eventi sono stati utilizzati per calibrare il modello utilizzato dal CPS.

Modelli basati sugli stessi principi hanno mostrato che la perturbazione indotta dal terremoto del 25 aprile potrebbe durare anni, per cui in questo periodo di tempo è più facile che la zona Himalayana possa essere colpita da altri eventi di grande magnitudo.

Questo tipo di informazione potrebbe essere utile sia ai soccorritori accorsi da ogni parte del mondo che possono trovarsi coinvolti in altre scosse violente, sia alla popolazione nepalese per una pianificazione opportuna della fase di ripresa post-terremoto. Infatti, le prossime scosse, anche se non fortissime, potrebbero danneggiare, indebolire, o far crollare quelle costruzioni rimaste finora in piedi.

[1] Il modello utilizzato è basato sulla legge di Omori-Utsu con una trattazione delle variazioni della completezza del catalogo sismico introdotta da Omi et al (2013; Scientific Report, vol. 3).

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Pubblicato il 02/05/2015, in Terremoti nel mondo con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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